BENVENUTI

L’attualità in generale è il mio pane quotidiano. In questo sito intendo offrire approfondimenti, contributi, materiali, riflessioni sui temi di cui da tempo mi occupo come giornalista e studioso: la montagna abitata, le sue risorse, le sue potenzialità, oltre ad altri argomenti che mi stanno a cuore e che, a vario titolo, intersecano il vivere e l’operare nei territori in quota, soprattutto lungo l’arco alpino. Come scrive Massimo Recalcati, «Ogni biografia si radica in una terra», e questa particolare dimensione delle montagne scandisce e circoscrive il mio senso della vita.  

Non solo i post, anche la sezione Il mio mondo, con le sue sottopagine, ne dà conto con un catalogo di testi in formato pdf. 

Maurizio Busatta

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I 75 anni della Repubblica: il patto di cittadinanza si rinnova

La Repubblica compie 75 anni,  e il patto di cittadinanza, che attraverso la Costituzione essa sottende,  si consolida. Anzi – dopo l’esperienza della pandemia – in qualche misura si rinnova. Una data fondante, il 2 giugno 1946, da cui si dipanano una storia, una identità, un «bene comune»  prezioso, i cui valori sono più che mai attuali e meritevoli di essere testimoniati. 

Come ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella in un testo scritto per “Famiglia Cristiana”, «il passaggio alla Repubblica favorì una crescente coesione, rese la società civile e le sue energie sociali, morali, culturali, protagoniste e decisive anche nei tornanti più difficili e insidiosi della nostra storia recente».   

Ecco un “flash” su come, in provincia di Belluno, venne vissuta la scelta fra Monarchia e Repubblica: «Nonostante le pesanti condizioni economiche avessero, di fatto, già provocato la ripresa del fenomeno migratorio», scrivo con Silvano Cavallet nel volume “Belluno. Storia di una provincia dolomitica” (Forum Editrice) a cura di Paolo Conte,    «la partecipazione dei Bellunesi al referendum fu molto elevata: alle urne si recò, infatti, oltre l’85 per cento degli aventi diritto. Il risultato fu quasi un plebiscitario, con percentuali superiori alla media regionale: 74.424 voti per la Repubblica, 45.529 per la Monarchia. A livello territoriale, la vittoria della Repubblica fu sancita in 57 Comuni bellunesi».

Un inizio, che non si può non riportare al centro della riflessione d’oggi. In una prospettiva sia nazionale che europea. 

 

 

 

 

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Che bello se l’Europa dice «I care» e ne fa il suo motto

«A pochi chilometri da Firenze, c’è un piccolo borgo chiamato Barbiana. E su una collina a Barbiana, c’è una piccola scuola di campagna. Negli anni ’60 un giovane insegnante, don Lorenzo Milani, scrisse su un muro di quella scuola due semplici parole, in inglese: “I care”. Disse ai suoi studenti che quelle erano le due parole più importanti che dovevano imparare. “Mi interessa”:  significa che mi assumo la responsabilità. E quest’anno, milioni di europei hanno detto “Ci tengo” alle loro azioni. Si sono offerti volontari. Hanno aiutato un vicino bisognoso. O semplicemente, hanno indossato una maschera per proteggere le persone intorno a loro. In quest’anno di pandemia – e oltre – questo deve essere anche il motto dell’Europa: mi interessa, ci interessa.  Ci prendiamo cura dei più deboli tra noi. Ci prendiamo cura dei nostri vicini. Ci prendiamo cura del nostro pianeta. Ci prendiamo cura delle generazioni future. Questo è il motivo per cui domenica, in occasione della Giornata dell’Europa, lanceremo ufficialmente la Conferenza sul futuro dell’Europa. Gli anni a venire saranno ancora una volta un periodo determinante per la nostra Unione europea, il prossimo Rinascimento europeo. E il risultato della Conferenza sarà buono quanto le idee e le visioni di persone come te».

Parole, queste, della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al corso “The State of the Union”, appuntamento annuale dell’Istituto universitario europeo di Firenze, alla vigilia dell’avvio, domenica 9 maggio, della Conferenza sul futuro dell’Europa, per la quale con la Fondazione “Montagna e Europa” Arnaldo Colleselli ho formulato una specifica proposta di lavoro imperniata su una Agorà tematica per le montagne europee. 

[pdf] Gazzettino – Un’agorà delle montagne europee

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Cortina 2026, Draghi e Zaia: la “vision” e il contrario

“Futura” il logo di Milano Cortina 2026 pronto ad evocare il “gusto del futuro” che ci manca

Archiviato il successo organizzativo di Cortina 2021, pur tenutasi a porte chiuse, si apre l’orizzonte 2026: XXV Giochi olimpici invernali dal 6 al 22 febbraio 2026. Sarà il primo appuntamento sportivo a svolgersi sotto l’egida dell’Agenda 2020 del Cio, che chiede maggiore sobrietà, più rispetto dell’ambiente e adeguata attenzione alle prospettive dei territori interessati.

Nella replica alla Camera,  prima delle dichiarazioni finali di voto il 18 febbraio, il premier Mario Draghi ha voluto porre l’accento sull’appuntamento di Milano Cortina con queste parole: «Il lavoro che dobbiamo sviluppare per prepararci al meglio all’evento è già una manifestazione di fiducia sul futuro dell’Italia, sia al suo interno sia all’estero, oltre che un’occasione per il suo sviluppo, specie nel campo delle infrastrutture, del turismo, dell’innovazione tecnologica, della ricerca, della sostenibilità ambientale».

Pochi giorni dopo, il 23 febbraio,  il presidente del Veneto Luca Zaia ha diffuso un comunicato stampa che lascia intravedere ben altra visione: «La prossima sfida che porta il nome di Milano-Cortina 2026 è il grande progetto del Carosello delle Dolomiti: il tour sciistico più lungo del mondo con 1300 chilometri di piste ed oltre 500 impianti di risalita nel cuore delle Alpi».

Se le Olimpiadi 2026 sono un banco di prova di quel “rinascimento della montagna” evocato spesso da Zaia, l’idea del Carosello delle Dolomiti non rappresenta la migliore delle visioni possibili sul piano della «sostenibilità ambientale» richiamata da Draghi.  

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I giorni di Cortina sul podio del mondo e il futuro sui monti

Buon giorno, Cortina regina mondiale dello sci. Per quindici giorni fino al 14 febbraio Cortina ospita i Campionati mondiali di sci, il primo grande evento sportivo internazionale che si tiene nel pieno della  pandemia. Come giornalista, mi è sempre piaciuto approfondire il contesto sociale ed economico di avvenimenti come questi. L’ho fatto in tempi lontani per le Universiadi invernali (Belluno-Nevegal 1985) con un approfondimento per il quale ho ricevuto anche un premio; l’ho iniziato a fare in vista di Milano Cortina 2026 e anche per l’appuntamento che inizia oggi nel segno di Corty (la mascotte) e che giustamente ha l’ambizione di contribuire alla ripartenza del sistema Paese in un  così drammatico momento. 

I temi a cui guardare in controluce sono il rapporto costi-benefici (in termini anche prospettici), la sostenibilità ambientale, l’equilibrio dell’ecosistema, la crescita del capitale umano, la visione che ne scaturisce a medio termine. A tale proposito mi sembra azzardata la scelta della Regione Veneto di porre l’accento, quale azione chiave per le zone montane nell’ambito della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, innanzitutto sui grandi eventi, la cui spinta propulsiva (anche per creare nuove aspettative) è fuori discussione ma non va enfatizzata. Per risplendere davvero, il “Rinascimento della montagna”, evocato da Zaia, ha bisogno di basi (e spalle) più ampie.     

[pdf] La (potenziale) eredità di Cortina 2021 

[pdf] Cortina 2026, il “ritorno” dell’evento

[pdf] Amarcord: 16 febbraio 1985

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I 50 anni della Regione e la «leale collaborazione»

I cinquant’anni delle Regioni a statuto ordinario hanno portato il Veneto a realizzare una triplice, importante, iniziativa: tenere aperta per un anno, fino a luglio 2021, a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale, la mostra fotografica “I 50 anni della Regione Veneto: una storia nella storia” a cura del segretario generale Roberto Valente e un cofanetto di due volumi di analisi a cura, rispettivamente, di Mario Bertolissi e Filiberto Agostini, docenti all’Università di Padova e pubblicato da Marsilio. Il volume coordinato da Agostini (“Cinquant’anni di storia: 1970-2020”) presenta mezzo secolo attraverso il pendolo di dieci legislature ed è arricchito da un commento, legislatura dopo legislatura, delle leggi regionali ritenute maggiormente significative. A tale compendio ho collaborato anch’io.  

I commenti a mia firma riguardano le leggi regionali n. 3/1992 (Norme sull’istituzione e il funzionamento delle Comunità montane) da poco abrogata e n. 27/2009 (Norme per la tutela dei consumatori, degli utenti e per il contenimento dei prezzi al consumo): due lenti d’ingrandimento attraverso le quali osservare anche la qualità della produzione legislativa della Regione Veneto in un arco di tempo che si colloca nella quinta e nell’ottava legislatura, prima e dopo la riforma del Titolo V della Costituzione.   

Ora, come proprio per la ricorrenza dei cinquant’anni ha scritto il presidente della Repubblica Mattarella, «la stessa lotta alla pandemia ci ha posto di fronte a nuovi interrogativi su come evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni possano creare inefficienze paralizzanti o aprire pericolose fratture nella società». Ancora una volta il punto chiave è la «leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali», la «cifra» – sostiene il presidente Mattarella – dei rapporti tra lo Stato, le Regioni e le autonomie locali. Una sfida attuale (eccome!) anche nel contesto della Regione Veneto.    

Mi riferisco alla legge sull’autonomia amministrativa della Provincia di Belluno (la n. 25/2014). Passa in archivio la decima legislatura, e  restano accentrate in Regione le funzioni che la legge 25 attribuirebbe alla Provincia di Belluno in materia di risorse energetiche, politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, forestazione, attività economiche, agricoltura e turismo, con chiaroscuri in verità anche su altre delle materie devolute (in particolare i trasporti e la tutela del paesaggio, ambito rispetto al quale si sarebbe potuto sperimentare un tavolo Regione-Provincia-Stato per valorizzare il coinvolgimento partecipativo e deliberativo delle comunità locali ai sensi dell’art. 144 del Decreto Urbani del 2004) . Senza contare che – alla faccia della clausola valutativa tanto di moda – non è stata presentata la relazione sullo stato di attuazione della legge che la stessa opportunamente prevede.

A questo punto quanto mai interessante potrebbe essere un approfondimento incentrato su tutta la legislazione veneta per le zone montane dagli anni Settanta ad oggi e  sulla sua (in)attuazione.  

 

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