BENVENUTI

L’attualità in generale è il mio pane quotidiano. In questo sito intendo offrire approfondimenti, contributi, materiali, riflessioni sui temi di cui da tempo mi occupo come giornalista e studioso: la montagna abitata, le sue risorse, le sue potenzialità, oltre ad altri argomenti che mi stanno a cuore e che, a vario titolo, intersecano il vivere e l’operare nei territori in quota, soprattutto lungo l’arco alpino. Come scrive Massimo Recalcati, «Ogni biografia si radica in una terra», e questa particolare dimensione delle montagne scandisce e circoscrive il mio senso della vita.  

Non solo i post, anche la sezione Il mio mondo, con le sue sottopagine, ne dà conto con un catalogo di testi in formato pdf. 

Maurizio Busatta

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Una scolorita autonomia (differenziata)

Il Consiglio regionale del Veneto, il 3 settembre, ha adottato gli schemi di intesa Stato-Regione per ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie «protezione civile», «professioni», «previdenza complementare e integrativa» e nella materia «tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica».  

Come è noto, al di là dei contenuti, si tratta di un passaggio solo procedimentale, perché la legge va approvata dalle Camere «a maggioranza assoluta dei componenti», e qui c’è ancora un lungo sentiero da percorrere (e siamo a fine legislatura!).

Sono stato coordinatore del comitato promotore del referendum consultivo provinciale del 22 ottobre 2017, che si svolse contestualmente a quello regionale a cui, da Zaia a Stefani, si dice che oggi viene dato finalmente il primo concreto riscontro.

Mi preme sottolineare qui alcuni aspetti.

Punto primo. Le intese votate in Consiglio regionale non segnano alcuna svolta, non portano ricadute o benefici reali, a parte qualche dettaglio burocratico.

Secondo: dispiace notare che il CAL (Consiglio delle autonomie locali) del Veneto, esprimendo parere «favorevole all’unanimità», nulla abbia aggiunto, neanche un timido auspicio a favore dei territori e delle loro specificità nell’attuazione di questo percorso.

Terzo punto: il procedimento portato avanti in modo frettoloso dal Consiglio regionale non tiene conto della fondamentale indicazione della Corte costituzionale (ribadita dalla risoluzione approvata dalle Camere), vale a dire che la richiesta ai sensi dell’art. 116 della Costituzione deve essere giustificata, in relazione alla singola Regione, alla luce del principio di sussidiarietà.

In realtà come il Veneto che si confrontano quotidianamente con le “autonomie speciali”, il cosiddetto regionalismo differenziato potrebbe trovare ancor oggi terreno su cui inverarsi, ma a determinate condizioni: sì a puntuali funzioni aggiuntive (come ha precisato la Corte costituzionale), no a 23 materie “tutte e subito”; contestualmente, coinvolgimento e  piena, valorizzazione degli enti territoriali secondo un indirizzo che dia anche «significato, funzioni e risorse alla Provincia montana di confine» (come si disse allora all’indomani del referendum del 2017). Il tutto nel quadro di un federalismo fiscale, davvero profondamente responsabile e coerente dal punto di vista perequativo e degli effettivi fabbisogni. Un esempio? Il finanziamento della sanità di montagna. E altri se ne possono aggiungere. 

 

 

 

 

 

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Olimpiadi Milano Cortina: cosa attenderci “dopo”?

Su il sipario. L’onore di ospitare per la terza volta in Italia, e per la seconda volta a Cortina dopo il 1956, i 5 cerchi olimpici in versione invernale spinge, è vero, a vivere l’emozione delle gare, ma suggerisce anche di valutare l’impronta depositata sul «dopo». Un tema quello della “legacy” dei Grandi Eventi che mi affascina e su cui tengo accesi i  riflettori. Con Milano Cortina 2026 la posta in gioco è alta per tre fattori: si sperimenta un modello di Giochi diffusi nei territori (un’idea di Olimpiadi e Paralimpiadi seguita anche da French Alps 2030 e Utah 2034); la capacità di carico dei territori montani rappresenta una dimensione dalla quale non si può prescindere; l’analisi della sostenibilità complessiva degli investimenti pubblici – nelle opere sia sportive che infrastrutturali – è nel medio termine un approccio a cui non sarà possibile sottrarsi. Qualcosa di più dell’«esame di coscienza» evocato da Severgnini sul “Corriere della Sera”.

Per futura memoria, in attesa che l’Università Bocconi realizzi lo studio per misurare impatti ed eredità economiche, sociali e ambientali di Milano Cortina secondo le linee guida di Ocse e Cio, ecco due miei recenti articoli e un utile approfondimento a cura della Banca d’Italia, anche per un quadro finanziario in chiave bellunese e veneta, tenendo conto che la legge olimpica del 2020 (governo Conte II) ha deciso di spingere la leva anche sugli interventi territoriali – stradali, ferroviari e di accessibilità – ritenuti funzionali allo svolgimento della competizione olimpica.

Una sommatoria che supera i 4 miliardi di euro (Dpcm 2023 + gli stanziamenti di Regioni e Province autonome) a cui si aggiungono gli oneri di gestione del Comitato organizzatore, cioè la Fondazione Milano Cortina 2026, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di chiudere in pareggio con un budget di poco inferiore ai 2 miliardi.

I conti olimpici – AdP 22 gennaio 2026

Le ricadute e i conti delle Paralimpiadi – AdP 5 marzo 2026

1956, 2026: Il bis di Cortina – Bnm febbraio 2026

Banca d’Italia – Gli investimenti pubblici – agg. 2025

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Addio papa Francesco, gigante della storia e custode del creato

Con commozione e profondo dolore partecipo al generale cordoglio per la scomparsa di papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio (1936-2025). A parte un’udienza generale in piazza San Pietro nel maggio 2014, non ho mai avuto l’occasione di avvicinarlo, come invece mi era capitato con alcuni suoi predecessori.  Però mi sono sempre sentito a lui particolarmente vicino, trattandosi di un “punto di riferimento” imprescindibile sia per i credenti che per i non credenti.  Faccio mie le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il suo insegnamento ha richiamato al messaggio evangelico, alla solidarietà tra gli uomini, al dovere di vicinanza ai più deboli, alla cooperazione internazionale, alla pace nell’umanità. La riconoscenza nei suoi confronti va tradotta con la responsabilità di adoperarsi, come lui ha costantemente fatto, per questi obiettivi».

Con Francesco, se ne va un gigante della storia, un apostolo della speranza, un grande custode del creato, un pastore sempre in cammino e “in uscita”, un profeta di straordinarie qualità, un paladino degli ultimi, convinto e convincente testimone di finalità per le quali dobbiamo continuare ad «adoperarci». 

Davanti alla sua statura, mi inginocchio e prego. 

Dalla sua autobiografia, cito:

 Entrare in sintonia con l’anima del popolo è un antidoto a ogni forma di populismo settario che riduce quell’anima a un elemento fazioso e ideologico”                                                    (Francesco, Spera, Mondadori 2025)

oltre a un mio spunto ulteriore, tratto dal volumetto “Cardinali, vescovi e preti di frontiera. Mezzo secolo di incontri dal Concilio ai giorni nostri”:  

[pdf] Le sue radici e la sua svolta evangelica 

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Cortina 2026, one year to go

Ad appena 365 giorni dal via della terza Olimpiade invernale italiana, è giusto iniziare a guardare anche al “dopo”: quali ritorni avranno i territori dal grande appuntamento di Milano Cortina 2026? Lascio da parte il tema portato avanti dall’Uncem circa l’opportunità di creare un “nuovo patto fra valli e città” attraverso “politiche e legami” stringenti, argomento che avevo affrontato in un post già all’indomani dell’assegnazione dei Giochi nel 2019.  Qui di seguito qualche mio approfondimento in materia di legacy. C’è molto da monitorare e da studiare…

Cortina 2026, il ritorno atteso (febbraio 2025)

Il master plan 2026 – Dpcm 8 settembre 2023

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Cinquant’anni e più di informazione religiosa


Nel mio percorso giornalistico iniziato con l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti nel 1973, che quest’anno appunto mi ha gratificato con medaglia d’oro, mi sono dedicato con passione anche all’informazione religiosa, pur essa non rappresentando, nel tempo, il mio principale ambito di riferimento sulla carta stampata. Per celebrare 50 anni di attività giornalistica ho pensato di pubblicare questo libretto (edito da Bellunesi nel mondo) che propone una ventina di interviste con personaggi, umili e autorevoli, le cui riflessioni nella scia del dopo-Concilio intersecano i principali problemi del nostro Paese e del Pianeta. Cardinali, vescovi e preti di frontiera è introdotto da una testimonianza di Aldo Bertelle, direttore della Comunità “Villa San Francesco”, che con spirito cristiano accoglie ragazzi in difficoltà. Bertelle suggerisce di leggere questo libretto con il passo del “nomade” abituato a praticare territori vastissimi quali sono quelli tracciati dalla stagione che spazia dal Concilio Vaticano II (1962-1965) fino ai nostri giorni. Un mezzo secolo (e più) di storia che disegna una trama fitta e complessa. Letta, per quanto mi riguarda, da “cattolico adulto” e da operatore dell’informazione attento a valorizzare gli “spazi collettivi di libertà” come ci ha insegnato il card. Martini. 

Intervista con i Quaderni Bellunesi di Noè Zanette 

Recensione del prof. Gioachino Bratti

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